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Shikishi – Il piccolo palcoscenico per l'essenziale

Quadrato, bordato d'oro, non correggibile: lo shikishi è il formato più intimo della calligrafia e della pittura a inchiostro giapponesi.
Tavoletta shikishi con dipinto raffigurante una bellezza in kimono
In breve
Lo shikishi (色紙) è un cartoncino da pittura giapponese rigido, per lo più quadrato, di circa 24 per 27 centimetri, con un caratteristico bordo dorato o argentato, tradizionalmente utilizzato per la calligrafia, la poesia (in particolare haiku e tanka) e la pittura a inchiostro (sumi-e). Lo spazio limitato richiede un'elevata concentrazione artistica, nota come estetica yūgen. Rispetto al kakemono, che occupa molto spazio, lo shikishi è decisamente più intimo e viene spesso utilizzato come regalo personale in occasioni speciali come matrimoni o il Capodanno.

Non ogni opera d'arte ha bisogno di spazio per esprimersi. A volte è proprio il limite a far risaltare un contenuto – una singola parola, una breve poesia, un motivo pittorico ridotto all'essenziale su una superficie rigida, quasi quadrata. È proprio questa l'idea alla base dello shikishi: uno dei formati più intimi e al tempo stesso più esigenti dell'arte giapponese, che con i suoi confini netti richiede la massima concentrazione artistica.

Che cos'è uno shikishi?

Shikishi (色紙) indica un cartoncino da pittura rigido, spesso, dalla forma quasi quadrata, tradizionalmente usato per calligrafia, poesia e pittura a inchiostro. Le misure tipiche si aggirano intorno ai 24 per 27 centimetri; caratteristico è inoltre un bordo spesso dorato o argentato, che conferisce all'opera finita una cornice quasi cerimoniale. Contrariamente a quanto il significato letterale del nome – «carta colorata» – potrebbe far supporre, lo shikishi non è una semplice carta per lavori artigianali o per regali, bensì un supporto pittorico multistrato e dimensionalmente stabile, che rende un'opera d'arte compiuta presentabile senza ulteriore montaggio o lavorazione. Il Metropolitan Museum of Art di New York conserva un primo esempio: una cartolina poetica del 1606, realizzata da Hon'ami Kōetsu (1558–1637) con inchiostro, oro e argento, che in seguito fu montata come kakemono.

Origine nella poesia cortese

L'uso dello shikishi si sviluppò a partire dalla cultura cortese e letteraria del Giappone, in cui poesie, dediche e composizioni calligrafiche venivano fissate già in tempi antichi su formati di carta particolarmente pregiati. In origine lo shikishi serviva soprattutto come supporto per le raffinate forme poetiche brevi giapponesi haiku e tanka – quelle forme letterarie compresse in cui poche sillabe devono dispiegare la maggiore profondità concettuale ed emotiva possibile. Poeti come Matsuo Bashō definirono in modo determinante questa estetica della condensazione; lo shikishi divenne il supporto ideale per parole che, nella loro forma sintetica e concentrata, dovevano durare nel tempo. Quanto strettamente formato e poesia siano legati lo dimostra un album della scuola Tosa dei primi del XVII secolo conservato al Metropolitan Museum of Art: raccoglie shikishi che il museo definisce esplicitamente «poetry cards», con scene e brani tratti dal romanzo Genji.

L'arte del limite

Il formato quadrato fisso e il bordo chiaramente definito dello shikishi offrono agli artisti al tempo stesso una limitazione e una possibilità creativa. Lo spazio limitato richiede una padronanza magistrale della semplicità e dell'allusione – un principio estetico che in giapponese viene chiamato yūgen e che descrive l'arte di esprimere, attraverso l'omissione consapevole, più di quanto sarebbe possibile con una rappresentazione completa. Ogni pennellata su uno shikishi è definitiva; le correzioni non sono previste, così come non lo sono nella calligrafia classica in generale. Questa definitività rende lo shikishi un formato particolarmente impegnativo, ma al tempo stesso particolarmente espressivo.

Materiale e tecnica

Tradizionalmente lo shikishi viene realizzato con più strati di carta spessa e di alta qualità, che valorizza al meglio la profondità e le sfumature dell'inchiostro nella calligrafia e nella pittura, restando resistente agli strappi e poco soggetta a incresparsi. Oltre alla carta, nel corso del tempo si sono affermati anche altri materiali, come la seta o tessuti pregiati, impiegati a seconda dell'effetto estetico desiderato – la seta, ad esempio, conferisce spesso a un'opera una nota aggiuntiva di eleganza e lusso. Oltre allo shodō, la calligrafia classica, il formato shikishi viene utilizzato anche per il sumi-e, la pittura a inchiostro giapponese, dove il linguaggio figurativo ridotto, spesso minimalista, di questa tecnica pittorica si sposa particolarmente bene con i confini formali dello shikishi.

Lo shikishi come dono e segno di apprezzamento

Al di là della sua funzione artistica, lo shikishi ha ancora oggi in Giappone un importante significato sociale: come dono personale in occasioni speciali quali il Capodanno, i matrimoni o le feste d'addio. Uno shikishi firmato non è considerato un souvenir qualsiasi, bensì un gesto individuale di apprezzamento, scelto consapevolmente – il valore materiale è secondario rispetto al tempo, all'attenzione e al significato racchiusi nella sua realizzazione. Tradizionalmente gli shikishi venivano inoltre esposti nei templi e nei santuari come segno di venerazione; questa pratica è osservabile ancora oggi in molti luoghi religiosi del Giappone.

Lo shikishi a confronto con il kakemono

Rispetto al kakemono, il rotolo verticale da appendere che spesso funge da centro atmosferico di un intero ambiente e reca composizioni più ampie, spesso narrative, lo shikishi possiede un carattere decisamente più intimo e più circoscritto. Mentre un kakemono può coprire uno spettro tematico o narrativo più ampio, uno shikishi si concentra tipicamente su un unico motivo o un unico pensiero in sé conchiuso. Questi due formati si completano a vicenda nell'arredamento tradizionale degli interni giapponesi: il kakemono, che occupa spazio, nel tokonoma, e lo shikishi, più piccolo e più personale, ad esempio su una mensola, su una scrivania o come oggetto da parete incorniciato.

Lo shikishi oggi

Anche nel presente il formato shikishi non ha perso nulla della sua rilevanza – seppur in forma ampliata: accanto alla calligrafia classica e alla pittura a inchiostro, oggi serve ad esempio agli artisti manga e anime come formato per dediche autografate ai fan e si trova sempre più spesso anche come souvenir per i visitatori internazionali del Giappone. Nell'arte classica, tuttavia, lo shikishi rimane soprattutto una cosa: una superficie piccola e concentrata, sulla quale l'estetica giapponese si manifesta nella sua forma più densa. Che il formato regga anche la modernità lo dimostra uno shikishi incorniciato del maestro di ikebana Teshigahara Sōfū (1900–1979) al Metropolitan Museum of Art.

Tanzaku: il parente stretto e stretto dello shikishi

Accanto allo shikishi quadrato esiste, con il tanzaku, un formato strettamente imparentato ma decisamente più stretto della calligrafia giapponese: una lunga e stretta striscia di carta, tipicamente di circa 7,5 per 36 centimetri, tradizionalmente utilizzata per singoli versi di poesia, in particolare waka e haiku. Mentre lo shikishi, grazie alla sua forma quadrata, si presta piuttosto a composizioni chiuse in sé, il formato stretto del tanzaku richiede una disposizione verticale e fluida dei caratteri, che spesso segue in modo più immediato il flusso naturale del linguaggio poetico. Entrambi i formati sono ancora oggi annoverati tra i materiali tradizionali della calligrafia giapponese e si completano a vicenda nel loro effetto rispettivo: da un lato lo shikishi, compatto e quasi monumentale, dall'altro il tanzaku, snello e dinamico.

Anche nella presentazione i due formati si differenziano: mentre lo shikishi viene spesso presentato in un apposito supporto oppure incorniciato, il tanzaku viene tradizionalmente appeso a rami di bambù in occasione delle giornate della festa delle stelle, il Tanabata, corredato di desideri personali – un ulteriore esempio di quanto strettamente i formati calligrafici siano legati a occasioni e rituali culturali specifici. Chi si occupa più da vicino di calligrafia giapponese incontra dunque inevitabilmente entrambi i formati – tanto il compatto shikishi quanto lo snello tanzaku – come mezzi espressivi complementari della stessa arte scrittoria secolare. Entrambi i formati mostrano, ciascuno a proprio modo, quanta espressione artistica possa dispiegarsi in uno spazio limitato, quando forma e contenuto vengono deliberatamente armonizzati tra loro.

Su densho.art trova shikishi fatti a mano con calligrafie e pitture a inchiostro di artisti giapponesi. Scopra nella nostra selezione di pittura giapponese quanta forza espressiva può nascere nello spazio più ridotto. Così lo shikishi resta ancora oggi un formato che dimostra quanta espressione possa dispiegarsi nello spazio più ridotto. Questa chiarezza rende lo shikishi ancora oggi un punto di partenza apprezzato per chiunque si avvicini per la prima volta alla calligrafia giapponese. Chi ha lavorato una volta con questo formato capisce rapidamente perché in Giappone sia tenuto in così alta considerazione. Chi desidera acquistare una calligrafia giapponese troverà quanto cerca anche nel formato compatto dello shikishi.

Fonti e bibliografia

The Metropolitan Museum of Art: Poem by Kamo no Chōmei with Underpainting of Cherry Blossoms, Hon'ami Kōetsu, n. inv. 1975.268.59, metmuseum.org.

The Metropolitan Museum of Art: Scenes and Calligraphic Excerpts from The Tale of Genji, scuola Tosa, n. inv. 2018.853.39a, b, metmuseum.org.

The Metropolitan Museum of Art: White Clouds, Teshigahara Sōfū, n. inv. 2021.398.38, metmuseum.org.

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