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Informazioni utili

Pittura tradizionale giapponese – tra inchiostro, seta e silenziosa allusione

Dalla pittura a inchiostro sumi-e alla scuola Rinpa decorata in oro: una panoramica sui grandi stili e principi della pittura giapponese Nihonga.
Pittura tradizionale giapponese a inchiostro
In breve
La pittura tradizionale giapponese è chiamata Nihonga (日本画), un termine dell'epoca Meiji coniato per distinguerla dalla pittura a olio occidentale. Gli stili principali sono la pittura a inchiostro monocroma Sumi-e, nata dal buddhismo Zen, la sfarzosa tradizione cortese Yamato-e, nonché le successive scuole pittoriche Kanō e Rinpa del periodo Edo. Le opere vengono tradizionalmente presentate come Kakemono (rotolo pittorico da appendere), Byōbu (paravento pieghevole) o Fusuma (porta scorrevole dipinta). Un principio compositivo centrale è il Ma, lo spazio vuoto deliberatamente concepito all'interno dell'immagine.

Chi si trova per la prima volta davanti a un rotolo verticale giapponese classico, spesso nota per prima cosa ciò che manca: nessun colore a olio, nessuna illusione prospettica di profondità, spesso nemmeno il colore nel senso occidentale del termine. Al suo posto: molto spazio vuoto, poche linee, ma tracciate con precisione, una composizione che allude più di quanto non definisca compiutamente. La pittura tradizionale giapponese segue leggi estetiche proprie, sviluppatesi nell'arco di oltre mille anni in stretto scambio con la Cina e in costante confronto con le correnti religiose e filosofiche autoctone.

Nihonga: la "pittura giapponese"

Il termine collettivo per la pittura giapponese classica è Nihonga (日本画), letteralmente «immagine giapponese» – un termine coniato solo nel periodo Meiji per distinguere consapevolmente la tradizione pittorica autoctona dalla pittura a olio (Yōga) importata in quello stesso periodo dall'Occidente. Nihonga comprende una moltitudine di tecniche e stili sviluppatisi storicamente, che spesso si differenziano nettamente l'uno dall'altro per materiale, supporto pittorico e linguaggio figurativo, ma condividono principi fondamentali comuni: l'uso di pigmenti naturali, pennelli fini e supporti pittorici tradizionali come carta, seta o legno.

Sumi-e: dipingere con inchiostro nero

Una delle tecniche più influenti della pittura giapponese è il sumi-e (chiamato anche suibokuga), la pittura a inchiostro. Con un unico pennello, inchiostro nero e una pressione variabile sulla punta del pennello si ottengono forma, volume e persino profondità atmosferica, completamente senza colore. Questa tecnica, mutuata dalla Cina, giunse in Giappone attraverso i monaci buddhisti e fu perfezionata soprattutto nell'ambito del buddhismo zen durante il periodo Muromachi (1333–1573). I motivi classici del sumi-e spaziano dai paesaggi ai «Quattro Nobili» – orchidea, bambù, crisantemo e fiore di susino – fino ai ritratti di patriarchi zen come Bodhidharma. Entrambi i poli possono essere osservati fianco a fianco al Metropolitan Museum of Art: un rotolo di paesaggio di Maejima Sōyū del periodo Muromachi e un Bodhidharma a inchiostro su carta di Unkoku Tōgan (1547–1618). Entrambi i poli possono essere osservati fianco a fianco al Metropolitan Museum of Art: un rotolo di paesaggio di Maejima Sōyū del periodo Muromachi e un Bodhidharma a inchiostro su carta di Unkoku Tōgan (1547–1618).

Yamato-e: pittura autoctona di corte

Parallelamente alla pittura a inchiostro di matrice cinese, già nel periodo Heian (794–1185) si sviluppò con lo Yamato-e una tradizione pittorica decisamente autoctona, che raffigurava scene di corte, racconti letterari e motivi naturali con colori più intensi e un uso decorativo dell'oro. L'esempio più celebre sono gli Emakimono, rotoli pittorici orizzontali che illustravano opere letterarie come la «Storia del principe Genji» in una sequenza figurativa continua. Lo Yamato-e si pone così in consapevole contrasto stilistico con l'estetica ridotta e monocroma della pittura a inchiostro Zen, affermatasi successivamente.

Scuola Kanō e scuola Rinpa: fasto cortese e innovazione decorativa

A partire dal periodo Muromachi e in particolare nel periodo Edo (1603–1868) si affermarono diverse influenti scuole di pittura che hanno segnato l'arte figurativa giapponese per secoli. La scuola Kanō, guidata per generazioni da un'unica famiglia di artisti, univa le tecniche pittoriche cinesi a inchiostro con colori intensi e sfondo dorato, e divenne la scuola di pittura ufficiale dello shogunato. La scuola Rinpa, invece, che prende il nome dal pittore Ogata Kōrin, si distingueva per motivi naturalistici decorativi, spesso fortemente stilizzati, su sfondo dorato, e in seguito influenzò anche l'arte europea dell'Art Nouveau. Entrambe le scuole mostrano quanto variamente la pittura giapponese abbia potuto svilupparsi all'interno della propria tradizione, senza rinunciare all'apprezzamento fondamentale per la riduzione, il tratto e l'importanza dello spazio vuoto.

Supporti pittorici: kakemono, byōbu e fusuma

La pittura tradizionale giapponese è strettamente legata alle sue forme specifiche di presentazione. Il kakemono, il rotolo verticale da appendere, è ancora oggi la forma più conosciuta e veniva tradizionalmente esposto nel tokonoma, la nicchia espositiva di un ambiente abitativo giapponese – spesso sostituito a seconda della stagione o dell'occasione. Accanto a esso si affermarono il byōbu, il paravento pieghevole a più pannelli, e le fusuma, porte scorrevoli dipinte, che nelle case tradizionali giapponesi e nei templi recavano spesso composizioni paesaggistiche o naturalistiche ampie e continue. Tutti questi formati hanno in comune il fatto di non essere concepiti per la durata, ma per un avvicendamento stagionale o legato all'occasione – una differenza fondamentale rispetto alla tradizione occidentale del dipinto incorniciato in modo permanente. Quanto potessero essere grandi questi formati lo dimostra una coppia di paraventi a sei pannelli di Kano Chōkichi al Metropolitan Museum of Art, che dispiega il paesaggio delle quattro stagioni sull'intera superficie pittorica. Quanto potessero essere grandi questi formati lo dimostra una coppia di paraventi a sei pannelli di Kano Chōkichi al Metropolitan Museum of Art, che dispiega il paesaggio delle quattro stagioni sull'intera superficie pittorica.

Motivi pittorici centrali

Alcuni motivi attraversano l'intera storia della pittura giapponese e portano ciascuno significati propri, spesso stratificati. I paesaggi con pini, gru e cascate rappresentano la longevità e la costanza. I draghi simboleggiano il potere, la saggezza e la protezione. I fiori, come i fiori di ciliegio o i fiori di susino, rimandano alla caducità della vita e alla bellezza dell'istante. I motivi religiosi e filosofici, come Bodhidharma o il simbolo enso, incarnano idee centrali dello zen buddhismo. Questi temi pittorici ricorrenti formano un vocabolario visivo comune, compreso e sviluppato nel corso dei secoli.

Principi della composizione pittorica: vuoto, allusione, asimmetria

Ciò che accomuna la pittura tradizionale giapponese al di là delle scuole e delle epoche è un approccio allo spazio pittorico fondamentalmente diverso rispetto alla storia dell'arte occidentale. Invece di riempire una superficie nel modo più completo possibile, lo spazio vuoto, chiamato ma, viene impiegato consapevolmente come elemento compositivo – come pausa, come allusione a ciò che non viene mostrato ma che deve essere pensato insieme all'immagine. Le composizioni asimmetriche sono preferite a quelle simmetriche, poiché appaiono più naturali e vive. Questo principio dell'omissione consapevole, che si manifesta in modo particolarmente evidente nella pittura a inchiostro di influenza zen, è strettamente imparentato con l'estetica del wabi-sabi: l'apprezzamento dell'incompleto come vera fonte di bellezza.

Ukiyo-e: l'arte del mondo fluttuante

Accanto alle tradizioni classiche del rotolo verticale e della pittura murale, nel periodo Edo si sviluppò con l'ukiyo-e una tradizione pittorica autonoma e nettamente più popolare, diffusa dapprima come pittura e a partire dal XVII secolo sempre più come xilografia policroma. L'ukiyo-e, letteralmente «immagini del mondo fluttuante», si dedicava prevalentemente alla vita di piacere urbana del ceto mercantile e artigiano in ascesa: attori del teatro kabuki, cortigiane dei quartieri di piacere, paesaggi e in seguito anche scene storiche e mitologiche. Maestri come Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige raggiunsero con le loro opere una notorietà enorme non solo in Giappone, ma anche a livello internazionale, e nel XIX secolo influenzarono in maniera determinante l'impressionismo europeo. Il Metropolitan Museum of Art cataloga la «Grande onda» di Hokusai come tavola della serie «Trentasei vedute del monte Fuji» e data la stampa a circa il 1830-1832. Il Metropolitan Museum of Art cataloga la «Grande onda» di Hokusai come tavola della serie «Trentasei vedute del monte Fuji» e data la stampa a circa il 1830-1832.

A differenza della pittura nihonga classica, per lo più destinata a commissioni per templi, nobiltà o classe dei samurai, l'ukiyo-e fu concepito fin dall'inizio in funzione della riproducibilità e della larga diffusione: grazie al procedimento basato sulla divisione del lavoro tra disegnatore, intagliatore della matrice lignea e stampatore, le xilografie policrome poterono essere prodotte in tirature relativamente elevate e a prezzi accessibili - un precursore precoce di quella democratizzazione dell'arte che, affermatasi in seguito, ancora oggi condiziona la percezione dell'arte figurativa giapponese in Occidente. Per i collezionisti questo significa che le opere nihonga, in virtù della loro realizzazione come pezzi unici e dei materiali più elaborati, godono di norma di una considerazione diversa rispetto alle stampe ukiyo-e riproducibili, sebbene entrambe le tradizioni appartengano in egual misura al ricco patrimonio dell'arte figurativa giapponese. Chi conosce entrambe le tradizioni comprende meglio perché la pittura giapponese sia rimasta fino ad oggi così varia: come interazione tra opere uniche esclusive e stampe ampiamente accessibili, non meno raffinate nella loro fattura.

Su densho.art trova rotoli verticali dipinti a mano da artisti giapponesi, che tengono vive fino ad oggi queste tecniche e tradizioni pittoriche secolari. Chi desidera acquistare un kakemono o acquistare un rotolo verticale giapponese originale scopre, nella nostra selezione di pittura giapponese, la silenziosa forza espressiva di inchiostro, colore e spazio vuoto. Così la pittura tradizionale giapponese resta ancora oggi una fonte di ispirazione silenziosa per chiunque si lasci coinvolgere dal suo linguaggio visivo peculiare.

Fonti e bibliografia

The Metropolitan Museum of Art: Landscape of the Four Seasons, Kano Chōkichi, n. inv. 1975.268.42, .43, metmuseum.org.

The Metropolitan Museum of Art: Landscape, Maejima Sōyū, n. inv. 1975.268.41, metmuseum.org.

The Metropolitan Museum of Art: Under the Wave off Kanagawa (Kanagawa oki nami ura), n. inv. JP2569, metmuseum.org.

Timothy Clark (a cura di): Hokusai. Beyond the Great Wave. Thames & Hudson / British Museum, Londra 2017.

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