Kutani-yaki – cinque colori, un nuovo inizio dopo cento anni di silenzio
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Alcune tradizioni ceramiche crescono ininterrottamente nel corso dei secoli. Il kutani-yaki, invece, ha una storia piena di fratture: un'ascesa rapida, un silenzio improvviso e tuttora non del tutto chiarito delle fornaci per circa cento anni – e infine una rinascita altrettanto vigorosa. Chi osserva una ciotola Kutani con la sua intensa tavolozza di verde, giallo, porpora, blu e rosso non percepisce nulla di questa storia travagliata. Eppure è proprio questa intensità cromatica, per cui il kutani-yaki è celebre ancora oggi, a essere indissolubilmente legata a questa interruzione e riscoperta.
Che cos'è il kutani-yaki?
Il kutani-yaki (九谷焼) è una porcellana giapponese proveniente dalla prefettura di Ishikawa, sulla costa occidentale del Giappone, il cui nome deriva dal villaggio di Kutani, dove nel XVII secolo sorsero le prime fornaci. Caratteristica della ceramica Kutani è la sua decorazione sopra smalto vivace e policroma, realizzata in tonalità particolarmente brillanti di verde, giallo, porpora, blu e occasionalmente rosso. Questo stile a cinque colori è chiamato in giapponese gosai-de ed è considerato il tratto distintivo più noto della tradizione Kutani – tanto vincolante che il registro giapponese delle arti e mestieri tradizionali prescrive espressamente, per il kutani-yaki riconosciuto, l'uso dei «cinque colori Kutani» nella decorazione sopra smalto.
Un vasaio torna a casa
Le origini della ceramica Kutani risalgono al vasaio Gotō Saijirō, che aveva appreso il suo mestiere ad Arita, all'epoca già centro affermato della produzione di porcellana giapponese nel Kyūshū. Tornato nella sua regione natale, Ishikawa, fondò a metà del XVII secolo un proprio forno nel villaggio di Kutani, dove in precedenza erano già state scoperte materie prime porcellanacee adatte. Il registro giapponese delle arti e mestieri tradizionali indica proprio questo incontro come punto di partenza: il ritrovamento della pietra porcellanacea nelle cave di Kutani e il ritorno degli artigiani del feudo di Kaga, che avevano appreso il loro mestiere della porcellana nell'odierna Arita. I pezzi realizzati in questa fase iniziale sono denominati Ko-Kutani, «vecchio Kutani», e si distinguono per una decorazione intensa, che spesso ricopre l'intera superficie, con motivi paesaggistici e naturalistici nel caratteristico stile Gosai-de a cinque colori.
Una fine misteriosa – e un ritorno
Dopo appena una cinquantina di anni di attività, la fornace Kutani cessò la produzione – le ragioni esatte non sono state chiarite in modo definitivo dal punto di vista storico e sono tuttora discusse nella ricerca. Per circa cento anni la tradizione Kutani rimase in silenzio, prima di conoscere una rinascita nei primi anni del XIX secolo come cosiddetto Saiko-Kutani, il «Kutani rinato». Questa seconda fase produsse una varietà stilistica decisamente maggiore rispetto al Ko-Kutani originario: accanto agli sviluppi dello stile classico a cinque colori nacquero nuove espressioni come lo stile Eiraku, caratterizzato da un rosso e oro brillanti, lo stile Yoshidaya, che punta su un blu intenso, giallo, porpora e blu di Prussia, nonché varianti con un rosso vistoso come colore dominante. Il registro giapponese delle arti e mestieri tradizionali elenca queste fornaci singolarmente: la fornace Kasugayama in stile Mokubei, la fornace Yoshidaya, che intendeva espressamente far rivivere l'antico Kutani, la fornace Miyamoto con la sua raffinata pittura in rosso e la fornace Eiraku con il decoro a broccato d'oro.
Produzione: la pittura come forma d'arte autonoma
La produzione della porcellana Kutani segue il classico procedimento in più fasi della produzione porcellanica giapponese: la formatura dell'argilla porcellanica fine, una prima cottura di sgrossatura per stabilizzare il corpo grezzo, quindi l'elaborata decorazione pittorica con pigmenti minerali e infine una seconda cottura, che fonde permanentemente i colori con lo smalto. Ciò che distingue la Kutani-yaki da altre tradizioni porcellaniche giapponesi come Arita è la particolare enfasi su una pittura sopra smalto vigorosa ed estesa: invece della discreta pittura sotto smalto in blu cobalto, nella ceramica Kutani dominano spesso composizioni dense e dai colori intensi, che conferiscono alla porcellana un effetto quasi pittorico. Questa decorazione richiede una formazione artigianale pluriennale e viene considerata una disciplina artistica autonoma all'interno della produzione porcellanica.
Dall'oggetto d'arte al prodotto d'esportazione
Come molte altre tradizioni artigianali giapponesi, anche il Kutani-yaki visse un notevole slancio durante l'epoca Meiji (1868–1912), quando il Giappone, dopo secoli di isolamento, si aprì al commercio internazionale e i collezionisti occidentali svilupparono un interesse crescente per l'arte giapponese. In questo periodo la porcellana Kutani divenne un ricercato prodotto d'esportazione e venne presentata alle esposizioni universali internazionali, il che procurò alla tradizione un ulteriore prestigio anche al di fuori del Giappone.
La ceramica di Kutani oggi
Ancora oggi la porcellana di Kutani viene prodotta nella prefettura di Ishikawa in numerose botteghe, alcune attive da generazioni – dal pezzo da collezione dipinto secondo la tradizione fino al vasellame moderno che unisce motivi classici a un design contemporaneo. Il Kutaniyaki Art Museum di Ishikawa documenta la storia travagliata di questa tradizione, da Ko-Kutani fino ai giorni nostri. Chi desidera riconoscere un originale fatto a mano dovrebbe prestare attenzione alla caratteristica luminosità e profondità dei colori sopra smalto, nonché alla pennellata fine, mai del tutto uniforme – dettagli che la serigrafia industriale non è in grado di riprodurre.
Il kutani a confronto con altre tradizioni della porcellana
Mentre la porcellana Arita e Imari è nota soprattutto per la combinazione di blu cobalto, rosso e oro, il kutani-yaki punta su una tavolozza cromatica più ampia, spesso più fredda, con un'attenzione maggiore verso le tonalità di verde e porpora. Questo diverso linguaggio cromatico permette a collezionisti ed esperti di distinguere le due grandi tradizioni della porcellana giapponese già a prima vista – un esempio di quanto diversamente possano essersi sviluppate, dal punto di vista stilistico, due regioni geograficamente non troppo distanti tra loro.
L'enigma irrisolto del Ko-Kutani
Ancora oggi, tra gli storici dell'arte, non è stato chiarito in modo definitivo perché la produzione della fornace originaria di Ko-Kutani sia terminata dopo appena una cinquantina d'anni. Le diverse ipotesi spaziano da difficoltà economiche a ristrutturazioni politiche all'interno del feudo locale, fino a conflitti in seno alle famiglie di vasai. Alcuni studiosi ipotizzano perfino che parte dei pezzi definiti Ko-Kutani sia stata in realtà realizzata ad Arita e destinata unicamente al mercato di Kutani – un dibattito che negli ambienti specialistici non ha ancora trovato una soluzione definitiva e che rende lo studio della storia antica di Kutani uno dei campi più vivaci della storia dell'arte giapponese.
Questa incertezza storica non intacca però l'apprezzamento dei pezzi Ko-Kutani presso i collezionisti – anzi: è proprio la combinazione tra enigma storico-artistico e straordinaria qualità pittorica a rendere i pezzi originali di Ko-Kutani oggetti da collezione particolarmente ambiti e di grande valore, mentre la successiva produzione Saiko-Kutani del XIX secolo costituisce tuttora la base della vivace e più accessibile tradizione contemporanea di Kutani.
Anche la città di Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa, storico centro di mecenatismo artistico feudale, ha svolto un ruolo importante per lo sviluppo del Kutani-yaki: in quanto sede di uno dei feudi più ricchi del periodo Edo, offrì il terreno finanziario e culturale che rese possibile l'elaborata e laboriosa pittura sopra smalto tipica della tradizione di Kutani. Questo stretto legame tra potenza economica feudale e fioritura artistica si osserva in numerose tradizioni ceramiche giapponesi e spiega perché determinate regioni siano diventate storicamente centri di tecniche specifiche, spesso complesse. Kanazawa stessa è considerata tuttora una delle città culturalmente più ricche del Giappone e custodisce in numerosi musei e laboratori l'eredità di questo stretto legame tra mecenatismo signorile e maestria ceramica.
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Fonti e bibliografia
Traditional Crafts Aoyama Square (registro giapponese dell'artigianato artistico tradizionale): KUTANI Yaki (Porcelain), kougeihin.jp.
The Metropolitan Museum of Art: Tall Vase with Kingfishers, n. di catalogo 2001.733, metmuseum.org.
The Metropolitan Museum of Art: Wine bottle, n. di catalogo 23.25a, b, metmuseum.org.
Nicole Coolidge Rousmaniere: Vessels of Influence. China and the Birth of Porcelain in Medieval and Early Modern Japan. Bristol Classical Press, London 2012.
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