Tomobako – la scatola di legno che attesta provenienza e valore
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Chi acquista per la prima volta un pezzo pregiato di ceramica giapponese si stupisce spesso della semplice scatola di legno che vi è accanto – a volte quasi più dimessa dell'oggetto stesso che racchiude. Ma chi mette da parte questa scatola troppo in fretta, considerandola una semplice confezione, si lascia sfuggire una parte centrale della cultura artigianale giapponese. La tomobako è molto più di un involucro protettivo: è al tempo stesso certificato di autenticità, prova di provenienza e piccolo oggetto d'arte a sé stante – e in Giappone viene trattata con la stessa cura riservata all'opera che ospita.
Cos'è un tomobako?
Tomobako (共箱), letteralmente «scatola di accompagnamento», indica una tradizionale scatola di legno giapponese destinata alla conservazione e alla protezione di oggetti d'arte come ceramica, porcellana, lacche, calligrafie o piccole sculture. È composta tipicamente da due parti – corpo e coperchio – tenute insieme da un cordoncino tessuto o intrecciato, il sanadahimo. Affine, ma non sempre identico, è il termine kiribako (桐箱), «scatola di paulonia», che si riferisce al materiale utilizzato; nella pratica i due termini vengono spesso usati come sinonimi, mentre tomobako sottolinea il legame più stretto e ufficiale con l'opera e il suo creatore. Che la scatola trasporti ben più di un nome lo dimostra un esempio del Cleveland Museum of Art: a proposito del coperchio di una ciotola per dolci, il museo osserva che esso descrive, in forma sintetica, gli elaborati procedimenti con cui è stata decorata la superficie del recipiente.
Perché il legno di paulonia?
Per la realizzazione di una tomobako si utilizza tradizionalmente il legno dell'albero di kiri, la paulonia – conosciuta anche come «albero delle principesse», poiché in Giappone un tempo era usanza piantare un albero di paulonia alla nascita di una bambina e lavorarlo, in occasione del matrimonio, per ricavarne un mobile per il corredo. Il legno di paulonia possiede diverse caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla conservazione di preziosi oggetti d'arte: è straordinariamente leggero, pur essendo dimensionalmente stabile, tende poco a fessurarsi o a deformarsi e, grazie alla sua capacità isolante naturale, offre una buona protezione dalle variazioni di umidità. Queste caratteristiche del materiale spiegano perché il legno di paulonia venga tradizionalmente impiegato in Giappone per tutta una serie di oggetti di pregio, dalla tomobako ai bauli per abiti (tansu), fino alla cassa armonica del koto, la tradizionale cetra giapponese a tavola bombata.
Firma, sigillo e certificato di autenticità
Il vero fulcro di una tomobako di pregio è l'iscrizione presente sul coperchio e sul fondo. Solitamente sulla parte superiore del coperchio si trova una denominazione calligrafica dell'opera – ad esempio il tipo di oggetto, il nome del forno o della bottega, una particolare denominazione dello smalto o un anno di realizzazione. Sulla parte interna del coperchio o sul fondo dello stesso, l'artista appone spesso di propria mano la propria firma con il nome di battesimo o il nome d'arte, spesso accompagnata da un sigillo rosso (hanko). Questa firma autografa viene, nei casi di particolare pregio, ulteriormente protetta da una carta di riso applicata sopra. Per collezionisti ed esperti, la tomobako costituisce quindi un elemento centrale per la certezza della provenienza: essa conferma che un oggetto proviene effettivamente dalla bottega o dall'artista indicati, contribuendo così in misura determinante al valore di un pezzo. Una tomobako separata dall'originale o sostituita riduce quindi notevolmente, tra i collezionisti, il valore di un oggetto. Come ciò si presenti nella pratica lo documenta il Cleveland Museum of Art a proposito di un kakemono del ceramista e pittore Seifū Yohei III (1851–1914): suo figlio Yohei IV confermò la paternità dell'opera del padre in un'iscrizione sul coperchio della relativa scatola, datata all'estate del 1919.
Varietà artigianale, dal semplice al pezzo esclusivo
Non tutte le tomobako sono lavorate con la stessa cura. Le versioni semplici sono costituite da assi incollate in modo essenziale con un coperchio che vi si adagia senza precisione, spesso privo di cordoncino, e recano al massimo una dicitura apposta a timbro anziché scritta a mano. Le tomobako di qualità superiore si distinguono invece per giunzioni a incastro lavorate con precisione, listelli del coperchio inseriti con esattezza tale da garantire una chiusura quasi ermetica, nonché per giunzioni d'angolo di raffinata fattura artigianale. Per pezzi unici di particolare importanza viene talvolta realizzata una tomobako appositamente creata, in tiratura limitata di un solo esemplare, occasionalmente persino con una denominazione propria attribuita all'opera anziché con una generica descrizione dell'oggetto. In rari casi, al posto del legno di paulonia vengono impiegati anche altri materiali, come il legno di castagno, il legno di gelso, l'ebano oppure superfici laccate con una raffinata calligrafia in oro.
Una parte di un sistema più ampio dell'arte giapponese dell'imballaggio
La tomobako rappresenta in modo esemplare un atteggiamento giapponese fondamentale nei confronti degli oggetti e della loro conservazione: la consapevolezza che un involucro accuratamente realizzato esprime rispetto per il contenuto e allo stesso tempo lo protegge. Principi simili si ritrovano in numerose altre forme tradizionali giapponesi di scatole – dalla fubako per lettere e poesie, alla chabako per gli utensili da tè, fino alla kimono-bako per gli abiti. Nel periodo Edo gli artigiani che realizzavano tali scatole erano socialmente collocati al di sotto dei samurai e dei contadini, ma il loro lavoro godeva di grande considerazione grazie alle elevate esigenze artigianali che richiedeva.
La corretta gestione di una tomobako
Poiché il legno di paulownia non trattato assume nel tempo, per effetto dell'ossidazione, una calda patina color miele, tra i collezionisti una tomobako sensibilmente scurita viene spesso considerata un indizio della sua reale età. Per la manutenzione si consiglia una spolveratura a secco; è opportuno evitare detergenti aggressivi, in particolare nella zona della scritta calligrafica, per non danneggiare la scrittura a inchiostro. Poiché il cordoncino con cui viene chiusa una tomobako richiede una certa pratica nell'esecuzione corretta del nodo, conviene familiarizzare con la tecnica tradizionale di annodatura prima della prima apertura, per non sottoporre la scatola a sollecitazioni inutili.
L'arte del nodo del cordoncino
Un dettaglio spesso trascurato, ma tecnicamente sofisticato, della tomobako è il modo in cui il cordoncino sanadahimo viene legato attorno alla scatola. Questo caratteristico tipo di nastro, intrecciato con più fili, prende il nome dal clan samurai Sanada, noto nel XVI e XVII secolo per il suo utilizzo, tra l'altro, per fissare parti dell'armatura. Il nodo tradizionale con cui il cordoncino viene avvolto attorno alla tomobako segue una sequenza di anelli precisa e per nulla arbitraria, che garantisce sia una tenuta sicura del coperchio sia un effetto esteticamente gradevole. Se il cordoncino non viene legato nel modo tradizionale corretto, questo è considerato dagli intenditori di oggetti d'arte giapponesi una piccola ma percettibile rottura di stile - un dettaglio che mostra quanto profondamente il principio dell'esecuzione accurata e corretta sia radicato anche negli apparenti dettagli marginali della cultura materiale giapponese.
Chi possiede una tomobako usata o acquistata come pezzo d'antiquariato, il cui cordoncino originale manchi, può farne ordinare una nuova approssimativamente in base alle dimensioni della scatola con una semplice formula; per un approccio rispettoso all'oggetto, tuttavia, vale la pena familiarizzare in anticipo con la tecnica di legatura tradizionale, per non danneggiare né la scatola né il suo prezioso contenuto. Chi si prende questa piccola cura rende così omaggio anche all'artigiano originale, che un tempo realizzò la scatola con la stessa cura riservata all'opera d'arte vera e propria. Questa attenzione per gli apparenti dettagli marginali è, in ultima analisi, essa stessa un'espressione di quell'apprezzamento giapponese per il dettaglio e l'artigianato che attraversa l'intera cultura materiale del paese.
Presso densho.art, le ceramiche di pregio in opera unica, ove disponibili, vengono consegnate con la loro tomobako originale - un'ulteriore prova della provenienza e della qualità artigianale del pezzo in questione. Chi desidera acquistare ceramica giapponese scopre nella nostra selezione quanta cura possa già risiedere nell'imballaggio di un'opera d'arte.
Fonti e bibliografia
Cleveland Museum of Art: Rain Clearing over a Summer's Mountain, Seifū Yohei III., n. inv. 2022.151, clevelandart.org.
Cleveland Museum of Art: Sweets Bowl with Chrysanthemums, n. inv. 2022.207, clevelandart.org.
Cleveland Museum of Art: Sweets Bowl with Chrysanthemums (secondo esemplare), n. inv. 2022.206, clevelandart.org.
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