Raku-yaki – La ciotola da tè modellata a mano
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Nella cerimonia del tè giapponese conta ogni movimento, ogni gesto, ogni pausa. Non sorprende quindi che proprio da questo contesto altamente ritualizzato sia nata una tradizione ceramica che a prima vista appare tutt'altro che perfetta: forma irregolare, modellata a mano senza tornio, con smalto screpolato e imprevedibile. Il raku-yaki è la risposta della cultura del tè giapponese alla domanda su come debba apparire un recipiente affinché non distragga dall'azione vera e propria – il bere il tè insieme – ma la sostenga.
Che cos'è il raku-yaki?
Il raku-yaki (楽焼) è una ceramica giapponese tradizionale, nota soprattutto per la produzione di chawan, le ciotole da tè della cerimonia del tè giapponese. Si distingue per una particolare tecnica di cottura: a differenza della maggior parte delle altre tradizioni ceramiche giapponesi, i pezzi Raku vengono cotti a temperature relativamente basse e poi estratti rapidamente dal forno incandescente e raffreddati velocemente. Questo shock termico genera le sottili screpolature nello smalto, caratteristiche della ceramica Raku, così come le sfumature cromatiche irregolari, mai esattamente riproducibili.
Chōjirō e Sen no Rikyū: una collaborazione ricca di conseguenze
Il museo Raku a Kyōto, che custodisce la collezione della famiglia di vasai, data la nascita della ceramica Raku al periodo Momoyama del XVI secolo: essa nacque dalla collaborazione tra il vasaio Chōjirō e l'influente maestro del tè Sen no Rikyū, che ha determinato in modo decisivo l'estetica della cerimonia del tè giapponese. Rikyū era alla ricerca di una ceramica che corrispondesse all'ideale del wabi-cha – una forma della cerimonia del tè deliberatamente sobria e senza pretese, che si distaccava nettamente dall'uso di preziose importazioni cinesi. Chōjirō, che sperimentava già una tecnica in cui la ceramica veniva cotta rapidamente a temperature più basse, ottenendo oggetti irregolari ma esteticamente coerenti, si rivelò il partner ideale per questo progetto. Insieme i due svilupparono ciotole da tè che corrispondevano esattamente alle esigenze del wabi-cha: sobrie, fatte a mano, senza alcuna decorazione superflua.
Da dove viene il nome Raku
Il nome Raku (楽), che significa qualcosa come «ozio», «gioia» o «piacere», riconduce al Jurakudai, lo sfarzoso palazzo del potente signore feudale Toyotomi Hideyoshi. Come illustra il Raku Museum di Kyōto, le ciotole furono dapprima chiamate semplicemente Ima-yaki, «ceramica del presente» – poi Juraku-yaki, dal quartiere attorno al palazzo in cui si trovava la bottega e tra le cui mura abitava anche Sen no Rikyū. Da qui si abbreviò infine in Raku-yaki. Secondo la tradizione, Hideyoshi conferì al vasaio Chōjirō un sigillo con il carattere Raku. Con questo non venne insignita soltanto un'opera singola, ma un'intera dinastia di vasai: la famiglia Raku, che da allora tramanda le proprie tecniche e conoscenze di generazione in generazione ed è attiva a Kyōto ancora oggi – una delle stirpi di vasai ininterrottamente esistenti più antiche di tutto il Giappone.
Formata a mano invece che tornita al tornio
Un elemento distintivo centrale della tradizionale ceramica Raku giapponese rispetto a quasi tutte le altre tradizioni ceramiche è la rinuncia consapevole al tornio da vasaio. Le chawan Raku vengono invece interamente formate a mano, spesso scavando e modellando dall'interno un blocco di argilla; il Victoria and Albert Museum di Londra classifica infatti le sue ciotole da tè Raku di Kyōto, nell'indicazione del materiale, come «hand-built». Questa tecnica consente sì una minore precisione e simmetria rispetto alla tornitura, ma dà origine a un legame immediato e percepibile tra la mano del vasaio e la forma definitiva del recipiente – una condizione espressamente auspicata nello spirito del wabi-cha. A completare questa formatura a mano si aggiunge la caratteristica tecnica di cottura: un singolo pezzo viene cotto a temperatura relativamente bassa, quindi estratto dal forno con una pinza ed esposto a un rapido raffreddamento all'aria, il che genera le tipiche sottili screpolature e le irregolari sfumature di colore dello smalto.
Kuro-Raku e Aka-Raku: nero e rosso
All'interno della tradizione Raku, nel corso dei secoli si sono affermate soprattutto due tipologie fondamentali: il Kuro-Raku, Raku nero, con uno smalto nero intenso, spesso leggermente lucido, e l'Aka-Raku, Raku rosso, i cui caldi toni rosso-terra e arancio nascono da smalti ferrosi. Entrambe le varianti vengono ancora oggi realizzate e sviluppate ulteriormente sia dalla tradizionale famiglia Raku a Kyōto, sia da numerosi altri vasai in Giappone e nel mondo.
La ceramica Raku in Occidente
Nel XX secolo, la tecnica Raku giunse anche in Occidente, dove venne ripresa da ceramisti americani ed europei e sviluppata in modo autonomo – lo Smithsonian American Art Museum indica il ceramista Paul Soldner come ideatore del «American Raku», il cui procedimento si basa sì sulla tradizione Raku giapponese, ma segue una via propria per quanto riguarda forma e smalto. La cosiddetta «tecnica Raku occidentale» riprende sì il principio della cottura e del raffreddamento rapidi, ma si distingue in aspetti essenziali dalla tecnica originaria giapponese: le opere Raku occidentali presentano spesso un carattere più marcatamente scultoreo, ricorrono più frequentemente a processi di riduzione sperimentali in segatura o carta e sono meno direttamente legate alla cerimonia del tè rispetto ai loro modelli giapponesi. Entrambe le tradizioni coesistono oggi, ma si differenziano nettamente tra loro per finalità, linguaggio formale e contesto culturale.
La ceramica Raku come espressione del wabi-sabi
Quasi nessun'altra tradizione ceramica giapponese incarna la filosofia del wabi-sabi in modo così coerente come il Raku-yaki. L'irregolarità intenzionale della formatura a mano, le crepe e le sfumature cromatiche imprevedibili dello smalto, nonché la rinuncia a qualsiasi decorazione esteriore, rendono ogni ciotola Raku un'opera unica, che mostra apertamente le tracce della propria creazione invece di nasconderle. In un proverbio giapponese sulla gerarchia delle migliori ciotole da tè, il Raku-yaki non a caso viene citato al primo posto, ancora prima dell'Hagi-yaki e del Karatsu-yaki - un'espressione della particolare stima di cui questa ceramica gode da secoli nella cerimonia del tè.
Una dinastia di vasai ininterrotta
Una caratteristica particolare della tradizione Raku è la straordinaria continuità della sua famiglia depositaria: sin da Chōjirō, nel XVI secolo, il titolo e la bottega della famiglia Raku vengono tramandati in linea ininterrotta da una generazione all'altra, e sin dalla seconda generazione, Jōkei, ogni nuovo capofamiglia assume il nome tradizionale di Raku Kichizaemon. Questa continuità, giunta ormai a sedici generazioni – dal 2019 è Raku Kichizaemon XVI a guidare la casata –, rende la famiglia di vasai Raku una delle dinastie artigianali più longeve al mondo e garantisce al contempo la trasmissione ininterrotta di tecniche specifiche e ricette dei materiali, spesso non documentate per iscritto, che vengono tramandate esclusivamente all'interno della famiglia.
Accanto al ramo principale della famiglia Raku a Kyōto, nel corso dei secoli si sono inoltre affermati diversi rami collaterali e tradizioni di allievi, che hanno sviluppato proprie interpretazioni della tecnica Raku classica senza tuttavia allontanarsi dai principi fondamentali della formatura a mano e della caratteristica tecnica di cottura. Questa varietà all'interno di una tradizione nel suo nucleo molto conservatrice mostra quanta espressione artistica individuale rimanga possibile anche entro rigide regole artigianali – una circostanza che rende il raku-yaki, ancora oggi, una delle forme ceramiche giapponesi più vive e al tempo stesso più profondamente radicate nella tradizione. Chi tiene in mano una ciotola Raku percepisce immediatamente questa duplice natura: il saldo radicamento in una tradizione familiare quasi cinquecentenaria e, al tempo stesso, la percepibile e inconfondibile impronta personale del singolo vasaio che l'ha plasmata.
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Fonti e bibliografia
Raku Museum, Kyōto: Birth of Raku ware, raku-yaki.or.jp.
Raku Museum, Kyōto: Origin of the name Raku, raku-yaki.or.jp.
Victoria and Albert Museum, Londra: Tea bowl, Raku Sōnyū V, n. museo 240-1877, collections.vam.ac.uk.
The Metropolitan Museum of Art, New York: Black Raku Tea Bowl, Named "Kaedegure" (Twilight by the Maples), Raku Chōjirō, n. inv. 2024.553.19, metmuseum.org.
Smithsonian American Art Museum, Washington, D.C.: Paul Soldner, americanart.si.edu.
Morgan Pitelka: Handmade Culture. Raku Potters, Patrons, and Tea Practitioners in Japan. University of Hawai'i Press, Honolulu 2005.
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