Figure di Bizen

Figure giapponesi in ceramica di Bizen

Cotte senza smalto, colorate da fiamma e cenere: le figure di Bizen mostrano Daruma, Kannon e le divinità della fortuna in un terroso bruno-rossastro, ognuna con la propria traccia del fuoco – pezzi unici dal Giappone.

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In breve

Le figure di Bizen sono sculture in ceramica di Bizen (備前焼, Bizen-yaki), il gres non smaltato della prefettura di Okayama che appartiene alle sei antiche tradizioni ceramiche del Giappone. La loro calda superficie, dal bruno-rossastro allo scuro, nasce soltanto da una cottura a legna di più giorni, quando fiamma e cenere investono l'argilla ricca di ferro: per questo nessuna figura è uguale a un'altra. Soggetti frequenti sono il patriarca zen Bodhidharma (Daruma), la bodhisattva Kannon e divinità della fortuna come Hotei o Fukurokuju. Su Densho trova figure di Bizen come pezzi unici fatti a mano direttamente dal Giappone.

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Bizen-yaki: una delle sei antiche tradizioni ceramiche

La ceramica di Bizen proviene dalla regione di Bizen, nella prefettura di Okayama, il cui centro storico è la località di Imbe. Fa parte dei Six Ancient Kilns (Rokkoyo), le sei regioni ceramiche di più antica tradizione del Giappone, insieme a Seto, Tokoname, Shigaraki, Tamba ed Echizen. Le sue radici risalgono al periodo Heian e conobbe la sua fioritura nel periodo Momoyama, quando maestri del tè come Sen no Rikyū apprezzavano la sobrietà di questa ceramica non smaltata. Dal 1982 il Bizen-yaki è riconosciuto come artigianato tradizionale del Giappone. A differenza della maggior parte delle tradizioni affini, Bizen rinuncia ancora oggi in larga misura allo smalto e alla decorazione dipinta.

L'argilla: lo hiyose di Imbe

La base è un'argilla ricca di ferro chiamata hiyose, estratta tradizionalmente dalle risaie e dai dintorni di Imbe. Prima della lavorazione viene lasciata all'aperto per mesi, talvolta per anni, poi frantumata, stemperata in acqua e decantata finché restano solo le particelle più fini. Questo lavoro rende l'argilla abbastanza duttile per la modellazione e, nelle figure, per dettagli finemente lavorati come sopracciglia, ciocche di barba o pieghe della veste.

Yakishime: la cottura senza smalto

Il cuore del procedimento è la cottura yakishime: a circa 1.200–1.300 gradi Celsius l'argilla si compatta al punto da diventare dura e impermeabile senza alcuno smalto. Tradizionalmente si cuoce in forni alimentati a legna di pino e una cottura dura da diversi giorni fino a due settimane. La posizione esatta di un pezzo nel forno ne determina colore e segni. Questi effetti si chiamano yōhen, “trasformazione del forno”: sangiri indica zone grigie o bluastre rimaste nella cenere, goma (“sesamo”) le fini punteggiature di cenere volante fusa. Sulle figure si manifesta spesso come un'alternanza di caldo bruno-rossastro e ombre più scure che fanno risaltare i tratti del volto.

Figure da una tradizione di vasellame

Il Bizen-yaki è noto soprattutto per ciotole da tè, recipienti per sake e vasi. Accanto a questi nascono opere figurative il cui fascino sta nel contrasto: la texture ruvida e terrosa della cottura incontra volti, mani e panneggi modellati con cura. Poiché Bizen rinuncia a qualsiasi pittura, è la sola forma a portare l'espressione: uno sguardo, un sorriso, una postura. La superficie terrosa corrisponde inoltre agli ideali zen di semplicità e autenticità, il che spiega perché proprio le figure buddhiste siano così spesso realizzate in argilla di Bizen.

Daruma, Kannon e le divinità della fortuna

Il soggetto più frequente è Bodhidharma, in giapponese Daruma, fondatore dello zen, con sguardo penetrante, barba folta e veste tirata sul capo, ora severo, ora pensoso, ora quasi preoccupato. Più serena appare Kannon, la bodhisattva della compassione, con alto copricapo, sguardo abbassato o chiuso e mani giunte; tali figure servivano tradizionalmente come oggetti di devozione. Allegre sono le divinità della fortuna del gruppo degli Shichifukujin: Hotei, il dio ridente e paffuto della contentezza con il suo sacco ricolmo, e Fukurokuju, riconoscibile dalla fronte altissima, simbolo di saggezza e lunga vita.

Riconoscere una figura di Bizen

Un autentico pezzo yakishime ha un lato esposto al fuoco e un retro più quieto: ruotando la figura cambiano colore e superficie, perché fiamma e cenere giungevano da una sola direzione. Gli oggetti con smalto marrone d'imitazione, invece, appaiono uguali tutt'intorno. Le zone lucide di Bizen non derivano da uno smalto applicato, ma dalla cenere volante fusa. Molte botteghe contrassegnano le loro opere con un sigillo o una firma incisa; un sigillo indica spesso la bottega, non necessariamente la singola mano.

Esporre e curare

Le figure di Bizen danno il meglio di sé nel tokonoma, su una mensola di legno o accanto a ceramiche sobrie. La luce naturale laterale rivela al meglio le tracce di cottura e il modellato. La superficie non smaltata è robusta grazie alla cottura ad alta temperatura, ma leggermente porosa: tolga la polvere con un pennello morbido o un panno asciutto ed eviti detergenti aggressivi e immersioni prolungate. Molti collezionisti considerano la patina che si forma con il tempo parte integrante del pezzo.

A cosa guardano i collezionisti

Nelle figure di Bizen contano soprattutto espressione e modellato, la qualità delle tracce di cottura e lo stato di conservazione. Le figure di Densho risalgono ai periodi Meiji e Shōwa; alcune recano la firma del loro artista, come una Kannon di Shibaoka Tsukuru, altre sono conservate in una scatola di legno realizzata appositamente (tomobako). Una scatola iscritta è un prezioso indizio di provenienza, ma da sola non prova l'età. Confrontando più figure si nota subito quanto la posizione nel forno e la cottura plasmino ogni pezzo.

Domande frequenti