Figure in ceramica

Figure giapponesi in ceramica

Modellate in argilla ricca di ferro, cotte nel forno a legna, segnate da fiamma, cenere o smalto: le figure giapponesi in ceramica portano in superficie le tracce della loro nascita – pezzi unici direttamente dal Giappone.

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In breve

Le figure giapponesi in ceramica sono sculture modellate nell'argilla e cotte in forno, a differenza delle figure in porcellana, legno o metallo. Nella terminologia giapponese appartengono al tōki, terracotta e gres d'argilla, contrapposto alla porcellana fine (jiki). Il loro carattere dipende da argilla, cottura e superficie: non smaltata come nella ceramica di Bizen, dove fiamma e cenere creano il colore, oppure sotto uno smalto opaco dai toni terrosi. Su Densho trova figure giapponesi in ceramica con Daruma, Kannon e le divinità della fortuna come pezzi unici fatti a mano direttamente dal Giappone.

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Ceramica o porcellana: che cosa definisce una figura in ceramica

Il termine giapponese generico per la ceramica è yakimono, letteralmente “cosa cotta”. Comprende due grandi famiglie: il tōki, terracotta e gres d'argilla, e il jiki, porcellana dura, fine e bianca, ottenuta dal caolino. Le figure in ceramica appartengono alla prima famiglia. Invece della superficie liscia, bianca e spesso vivacemente dipinta della porcellana, mostrano il colore e la struttura dell'argilla stessa, ora ruvida e non trattata, ora sotto uno smalto terroso. Le figure in porcellana, per esempio della tradizione di Kutani, così come quelle in legno o in bronzo, formano ciascuna un proprio gruppo nel negozio.

L'argilla determina il carattere

La grande varietà della ceramica giapponese comincia nel suolo: ogni regione ha i propri giacimenti di argilla, che ne segnano colore, texture e comportamento in cottura. L'argilla hiyose di Bizen, ricca di ferro, nella prefettura di Okayama, dà nella cottura ad alta temperatura senza smalto intensi toni rossi e bruni; spesso viene conservata per mesi e decantata con cura prima di essere abbastanza duttile da lavorare. Per le figure ciò è decisivo, perché solo un'argilla fine e malleabile consente di modellare con precisione sopracciglia, ciocche di barba, mani e pieghe della veste, che danno espressione a una figura.

Non smaltata: lo yakishime e la traccia del fuoco

La maggior parte delle figure giapponesi in ceramica di Densho proviene dalla tradizione di Bizen e non è smaltata. Nella cottura yakishime, a circa 1.200–1.300 gradi, l'argilla si compatta al punto da diventare dura e impermeabile senza smalto. Nel forno a legna, acceso per giorni, la cenere volante si posa sul lato rivolto al fuoco e vi fonde in fini punteggiature lucide, mentre le zone protette restano più scure o grigiastre. Ne risultano un lato del fuoco e un retro più quieto: la figura cambia quando la si ruota.

Smaltata: quando lo smalto esalta la forma

Le figure in ceramica smaltata sono più rare. Su di esse uno smalto opaco verde oliva, ocra o grigio ricopre il corpo ceramico, talvolta con riflessi argentei. Lo smalto applicato a mano non si distribuisce mai in modo uniforme: si raccoglie nelle cavità in zone più dense e scure e si assottiglia sugli spigoli, lasciando trasparire il colore dell'argilla. In una figura è un vero vantaggio, perché le pieghe profonde della veste e i tratti del volto modellati in rilievo risaltano particolarmente sotto lo smalto.

Soggetti: zen, compassione e fortuna

I soggetti delle figure giapponesi in ceramica provengono soprattutto dal buddhismo e dalla religione popolare. Il più frequente è Bodhidharma, in giapponese Daruma, fondatore dello zen, con sguardo penetrante e veste tirata sul capo. Kannon, la bodhisattva della compassione, appare con alto copricapo e mani giunte. Dal gruppo delle Sette divinità della fortuna provengono il ridente Hotei con il suo sacco, Fukurokuju con la fronte altissima e Jurōjin, dio della longevità, spesso con un rotolo o un recipiente.

Riconoscere il lavoro a mano

Una figura in ceramica fatta a mano si riconosce da tracce che non si ripetono mai. Nei pezzi non smaltati sono i segni di cottura dovuti alla posizione nel forno; in quelli smaltati, colature, piccoli crateri o punture nello smalto. La produzione industriale appare invece uniforme: lo smalto spruzzato ha ovunque lo stesso spessore, come una vernice, e uno smalto marrone d'imitazione sembra uguale da ogni lato. Anche il peso offre indizi, perché nel lavoro manuale la massa è raramente distribuita in modo del tutto uniforme.

Cura della ceramica smaltata e non smaltata

Per entrambe le superfici di solito bastano un pennello morbido o un panno asciutto. La ceramica non smaltata è robusta grazie alla cottura ad alta temperatura, ma resta leggermente porosa e reagisce in modo più sensibile della ceramica smaltata a detergenti e immersioni prolungate; con il tempo sviluppa una fine patina. Le figure smaltate si possono pulire all'occorrenza con un panno leggermente umido. Una collocazione stabile, lontano dai bordi del tavolo, protegge entrambe dagli urti.

A cosa guardano i collezionisti

Nelle figure in ceramica i collezionisti osservano l'espressione, la qualità del modellato e l'effetto della superficie, che si tratti di vivaci tracce di cottura o di uno smalto dal bel decorso. Le figure in ceramica di Densho risalgono ai periodi Meiji e Shōwa. Alcune recano la firma di un artista, altre un sigillo di bottega che indica più l'ambiente che la singola mano. Una scatola di legno iscritta (tomobako) è un prezioso indizio di provenienza, ma da sola non prova l'età; sbeccature e scheggiature dovrebbero essere indicate nella descrizione.

Domande frequenti