Figure di Daruma

Figure giapponesi di Daruma

Sguardo severo, sopracciglia folte, il cappuccio calato sulla fronte: le figure Daruma in ceramica di Bizen e porcellana di Kutani fissano la determinazione del monaco zen Bodhidharma – pezzi unici direttamente dal Giappone.

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In breve

Le figure Daruma raffigurano Bodhidharma, in giapponese Daruma, il monaco indiano che secondo la tradizione giunse in Cina intorno al 520 ed è considerato il fondatore del buddhismo zen. Tipici sono lo sguardo penetrante sotto sopracciglia folte, la barba fitta e la veste tirata sul capo, richiami ai nove anni di meditazione davanti a una parete narrati dalla leggenda. In Giappone il soggetto è stato realizzato in ceramica di Bizen non smaltata, in porcellana di Kutani dai colori vivaci e, più raramente, in legno. Su Densho trova figure Daruma come pezzi unici fatti a mano direttamente dal Giappone.

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Bodhidharma: il monaco dietro la figura

Daruma è il nome giapponese di Bodhidharma, un monaco buddhista indiano che, secondo la tradizione, giunse in Cina intorno all'anno 520 e contribuì in modo decisivo alla nascita del buddhismo chan, la corrente che in Giappone divenne nota come zen. Accanto a Daruma si usa anche la forma Bodaidaruma, adattamento fonetico del nome sanscrito. Poche figure dell'arte buddhista sono state rappresentate così spesso: nella pittura a inchiostro, nella calligrafia e come figura plastica in ceramica, porcellana o legno.

Nove anni davanti alla parete

La leggenda più nota racconta che Bodhidharma rimase per nove anni ininterrotti in zazen, la meditazione seduta, nel monastero di Shaolin, con il volto rivolto alla parete. Per non addormentarsi, secondo una versione particolarmente cruda, si sarebbe persino tagliato le palpebre. Nella versione giapponese, braccia e gambe si atrofizzarono per la lunga immobilità. Entrambi i motivi vivono nelle figure: negli occhi spalancati, spesso profondamente incavati, e nella silhouette compatta e chiusa da cui braccia e mani quasi non emergono.

L'iconografia: sguardo, barba e veste

Bodhidharma appare tradizionalmente possente, quasi selvaggio: occhi profondi e penetranti come segno di concentrazione spirituale, una barba incolta, un'ampia veste il cui cappuccio incornicia il volto. All'interno di questo schema fisso resta un margine sorprendente. Accanto al classico Daruma accigliato esistono versioni pensose con lo sguardo rivolto verso l'alto, altre quasi preoccupate o del tutto assorte, con le braccia conserte, le mani giunte o uno scacciamosche in mano. Sono proprio queste differenze di espressione a rendere interessante il confronto tra più figure.

Daruma in ceramica di Bizen

La ceramica di Bizen, della prefettura di Okayama, viene cotta senza smalto applicato in un forno a legna che arde per giorni; fiamma e cenere colorano l'argilla ricca di ferro dal rossastro al marrone scuro. Questa superficie terrosa e senza abbellimenti si accorda con gli ideali zen di semplicità e autenticità, e così Bodhidharma è un soggetto frequente della ceramica figurativa di Bizen. Poiché la posizione nel forno, il percorso delle fiamme e i depositi di cenere segnano ogni pezzo in modo diverso, ogni figura ha le proprie sfumature, spesso zone più scure intorno agli occhi e alle guance che accentuano ulteriormente l'espressione.

Daruma in porcellana di Kutani

Tutt'altro effetto hanno le figure Daruma in porcellana di Kutani, prodotta nella prefettura di Ishikawa e nota per la sua intensa pittura sopra smalto. Di solito domina un rosso pieno nella veste, da cui volto e mani emergono in toni più scuri, mentre accenti oro e neri scandiscono le pieghe. Più rare sono le versioni con veste bianca, sulla quale l'espressione severa risalta ancora di più. Superficie lucida e pittura fine fanno dei Daruma di Kutani il contraltare colorato delle terrose figure di Bizen.

Daruma in legno

Le figure Daruma intagliate sono meno frequenti, perché in Giappone il soggetto veniva tradizionalmente realizzato in ceramica o porcellana. Alcune sono lavorate nello stile ittobori, una tecnica di intaglio in cui pochi tagli di coltello decisi lasciano una superficie spigolosa, volutamente non levigata. Con gli anni il legno sviluppa una patina che rende visibile l'età del pezzo.

Figura o Daruma dei desideri?

Dalla stessa iconografia nacque nel periodo Edo la popolare bambola Daruma: tonda, senza braccia né gambe, di cartapesta leggera e zavorrata in modo da rialzarsi da sola quando viene rovesciata. Ha origine nei talismani del tempio Daruma-dera di Takasaki; quando si formula un proposito si dipinge un occhio, il secondo quando l'obiettivo è raggiunto. Densho non offre questi Daruma dei desideri. Le figure di questa categoria rappresentano il monaco stesso: pezzi da collezione che portano comunque lo stesso messaggio del proverbio “Nanakorobi yaoki”: cadere sette volte, rialzarsi otto.

Esporre e curare

Una figura Daruma richiede poco spazio, ma uno sfondo tranquillo perché la sua espressione possa agire: nel tokonoma, su una mensola o sulla scrivania come discreto richiamo alla perseveranza. La luce laterale mette in risalto, nelle figure di Bizen, il modellato di sopracciglia e pieghe. Per la cura bastano un pennello morbido o un panno asciutto. La superficie non smaltata di Bizen è leggermente porosa e non tollera detergenti; la porcellana smaltata può essere pulita all'occorrenza con un panno appena umido.

A cosa guardano i collezionisti

Di solito è decisiva l'espressione, perché conferisce a ogni figura il suo carattere. Contano inoltre il materiale, l'epoca, dato che le figure Daruma di Densho risalgono ai periodi Meiji, Taishō e Shōwa, e lo stato di conservazione. Nelle figure di Bizen vale la pena osservare le tracce di cottura, che non si ripetono mai. Una scatola di legno iscritta (tomobako) è un gradito indizio di provenienza, ma non una prova di età, e un sigillo indica spesso la bottega o il forno, non necessariamente la singola mano.

Domande frequenti