Ceramica Bizen

Ceramica giapponese Bizen

Bruno rossastro, grigio cenere, cenere fusa dorata: la ceramica Bizen fa a meno dello smalto e porta le tracce di una cottura a legna di più giorni – bottiglie, coppette da sake e recipienti, pezzi unici dal Giappone.

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In breve

La ceramica Bizen (備前焼, Bizen-yaki) è un gres giapponese tradizionale della prefettura di Okayama, cotto senza smalto applicato. Colore e superficie nascono soltanto dal fuoco: con la tecnica yakishime, fiamma e cenere di legna agiscono per diversi giorni, a circa 1.200–1.300 gradi, su un'argilla ricca di ferro. Bizen è uno dei sei antichi forni del Giappone ed è riconosciuta come artigianato tradizionale dal 1982. I recipienti tipici sono bottiglie da sake (tokkuri), coppette da sake (guinomi), ciotole da tè e vasi. Da Densho trova recipienti Bizen fatti a mano come pezzi unici direttamente dal Giappone.

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Ceramica senza smalto

Il Bizen-yaki proviene dalla regione di Bizen, nella prefettura di Okayama; il suo centro storico è la località di Imbe. A differenza della maggior parte delle ceramiche giapponesi, il Bizen rinuncia ancora oggi in larga parte allo smalto applicato e alla decorazione dipinta. I suoi colori, dal caldo bruno rossastro all'arancio fino ai grigi e ai blu, nascono esclusivamente dalla reazione dell'argilla con fiamma, cenere e afflusso d'aria nel forno. Dove una superficie è lucida, la cenere volante fusa si è depositata in cottura come smalto naturale di cenere.

Uno dei sei antichi forni

Bizen appartiene ai Six Ancient Kilns (Rokkoyo), i sei antichi centri ceramici del Giappone, insieme a Seto, Tokoname, Shigaraki, Tamba ed Echizen; lo studioso di ceramica Koyama Fujio coniò il termine nel 1948. Le sue radici risalgono al periodo Heian e la produzione assunse la sua forma riconoscibile nel periodo Kamakura. Nel periodo Momoyama maestri del tè come Sen no Rikyū apprezzavano proprio la sobrietà disadorna dei recipienti Bizen. Nel 1982 il Bizen-yaki è stato riconosciuto artigianato tradizionale del Giappone e dal 2017 i sei antichi forni fanno parte del Japan Heritage.

L'argilla e la lunga cottura

La base è un'argilla ricca di ferro chiamata hiyose, tradizionalmente estratta dalle risaie intorno a Imbe. Spesso viene esposta alle intemperie per mesi, poi stemperata, decantata e conservata prima di poter essere lavorata. La cottura segue la tecnica yakishime a circa 1.200–1.300 gradi, tradizionalmente in un noborigama a più camere alimentato con legno di pino. Una cottura può durare da alcuni giorni fino a due settimane. L'argilla si compatta al punto da diventare impermeabile e molto robusta anche senza smalto.

Yōhen: sangiri, goma e hidasuki

L'aspetto finale di un pezzo dipende dalla sua posizione nel forno: vicinanza alla fiamma, contatto con la cenere e prossimità di altri recipienti determinano colore e disegno. Questi effetti di cottura si chiamano yōhen, «trasformazione nel forno». Il sangiri indica zone grigie o bluastre rimaste nella cenere o protette dalla fiamma. Il goma, «sesamo», descrive sottili depositi di cenere che ricordano semi di sesamo tostati. Per l'hidasuki i recipienti vengono avvolti in paglia di riso; nei punti di contatto si formano striature rosso fuoco su un fondo più chiaro.

La riscoperta nel XX secolo

Con l'affermarsi della ceramica smaltata nel periodo Meiji, il Bizen non smaltato passò sempre più in secondo piano. La svolta venne dal vasaio Kaneshige Tōyō (1896–1967), che riscoprì sistematicamente le tecniche del Bizen di Momoyama, dalla preparazione dell'argilla alla costruzione dei forni fino all'hidasuki. Nel 1956 fu il primo vasaio di Bizen nominato Ningen Kokuhō, «Tesoro nazionale vivente». Altri maestri di Bizen, come Fujiwara Kei e Yamamoto Tōshū, ricevettero in seguito lo stesso riconoscimento.

Recipienti da sake, ciotole da tè e vasi

Oltre ai chawan, con l'argilla di Bizen si realizzano tradizionalmente guinomi e coppette da sake, tokkuri, vasi e stoviglie quotidiane. Alla superficie porosa e non smaltata si attribuisce la capacità di rendere il sake più morbido; non è dimostrato, ma contribuisce alla stima degli intenditori. Allo stesso modo si dice che i vasi Bizen mantengano più a lungo freschi i fiori recisi. Un tokkuri con il suo guinomi si presta al sake della sera come a un insieme tranquillo su una mensola o nel tokonoma. Molti collezionisti apprezzano in particolare le piccole forme, perché mostrano le tracce della cottura in poco spazio.

Riconoscere e curare

La ceramica Bizen fatta a mano presenta una forma mai del tutto simmetrica, segni di tornitura o di modellazione e disegni di cottura individuali che non si ripetono. Molti vasai firmano il fondo con un sigillo o una firma incisa, e i pezzi pregiati arrivano spesso in una scatola di legno iscritta. Per la cura basta acqua pulita: il detersivo penetra nella superficie aperta e poi cede sapore al sake o al tè; lavastoviglie e ammollo prolungato non sono adatti. Dopo il risciacquo lasci asciugare bene il pezzo; con l'uso si forma una sottile patina.

A cosa guardano i collezionisti

Il Bizen non ha smalto che nasconda qualcosa, quindi vale la pena osservare il rapporto tra forma e tracce di cottura: dove si trova la cenere fusa, ci sono zone sangiri o goma, i colori sono armoniosi? Seguono il sigillo, la firma e la scatola di legno iscritta dal vasaio, che documenta l'attribuzione. Nei set da sake conviene guardare insieme bottiglia e coppetta: sono dello stesso materiale, ma ciascuna porta le proprie tracce del fuoco.

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