Shikishi

Shikishi – pittura e arte del pennello su cartoncino

Un solo ideogramma, un ramo in fiore, una poesia su cartoncino rigido: lo shikishi raccoglie l'arte giapponese in uno spazio minimo e trova posto su mensola, scrivania o parete – pezzi unici dal Giappone.

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In breve

Uno shikishi (色紙) è un cartoncino giapponese rigido per dipingere, per lo più quasi quadrato, di circa 24 per 27 centimetri, spesso con bordo dorato o argentato, usato tradizionalmente per calligrafia, poesie e pittura a inchiostro. La superficie piccola e ben delimitata impone di concentrarsi su un solo soggetto o un solo pensiero. Lo si presenta su un leggio, incorniciato o inserito in un montaggio che lo appende alla parete come un rotolo. Da Densho trova shikishi dipinti a mano con calligrafia e pittura e montaggi abbinati.

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Shikishi: il cartoncino quadrato da dipingere

Shikishi (色紙) indica un cartoncino rigido e spesso, per lo più quasi quadrato, usato tradizionalmente per calligrafia, poesia e pittura a inchiostro. Le misure tipiche sono di circa 24 per 27 centimetri; caratteristico è un bordo dorato o argentato, talvolta spruzzato d'oro. Contrariamente a quanto suggerisce il significato letterale, «carta colorata», non si tratta di semplice carta, ma di un supporto a più strati e indeformabile, che rende presentabile un'opera finita senza ulteriori lavorazioni.

Origini nella poesia di corte

Lo shikishi nacque dalla cultura cortese e letteraria del Giappone, in cui poesie e dediche venivano fissate su carte pregiate. Serviva soprattutto alle forme poetiche brevi, il tanka e l'haiku, in cui poche sillabe devono dispiegare grande profondità. Le collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York mostrano quanto formato e poesia siano legati: una carta poetica del 1606 realizzata da Hon'ami Kōetsu con inchiostro, oro e argento e montata in seguito come rotolo verticale, e un album della scuola Tosa con shikishi dedicati a scene del Genji monogatari.

Calligrafia e pittura in poco spazio

Il formato fisso è insieme limite e possibilità. Uno shikishi accoglie un solo ideogramma, una breve massima o un soggetto essenziale; ogni pennellata è definitiva e, come nella calligrafia in generale, le correzioni non sono previste. Il cartoncino spesso e a più strati assorbe bene l'inchiostro e quasi non si imbarca. Oltre che per lo shodō, la calligrafia, il formato si usa per il sumi-e, la pittura a inchiostro, il cui linguaggio essenziale si sposa particolarmente bene con la piccola superficie. Oltre alla carta, si trovano anche superfici in seta o tessuto fine.

Shikishi e kakemono

Il kakemono, il rotolo verticale, è spesso il centro atmosferico di una stanza e accoglie composizioni più ampie, talvolta narrative. Lo shikishi è molto più intimo e si concentra su un unico soggetto compiuto in sé. Nell'arredamento tradizionale i due si completano: l'ampio rotolo nel tokonoma, il più piccolo shikishi su una mensola, una scrivania o incorniciato alla parete. Il suo parente sottile è il tanzaku, una striscia di carta di circa 7,5 per 36 centimetri per singoli versi.

Esporre, incorniciare o inserire

Uno shikishi si espone spesso in piedi su un piccolo leggio oppure incorniciato. Una terza soluzione, molto giapponese, è il montaggio vuoto: un montaggio da kakemono in broccato in cui il cartoncino è trattenuto ai quattro angoli da fili incrociati. Così lo shikishi pende alla parete come un rotolo e si può estrarre in qualsiasi momento e sostituire con un altro, secondo la stagione o l'occasione. Da Densho lo shikishi viene consegnato senza montaggio; il montaggio visibile nelle foto serve da illustrazione ed è disponibile separatamente.

Un dono ricco di significato

Oltre al ruolo artistico, lo shikishi conserva in Giappone una funzione sociale: quella di dono personale per il Capodanno, un matrimonio o un congedo. Uno shikishi firmato non è considerato un souvenir qualsiasi, ma un gesto di stima scelto con cura. Tradizionalmente gli shikishi venivano esposti anche nei templi e nei santuari. Una massima come «Ichigo Ichie» – ogni incontro è unico – o l'ideogramma dell'armonia sono quindi un bel dono per un'occasione speciale.

Soggetti: dalle parole zen alle immagini di stagione

La gamma degli shikishi va dalle calligrafie con un solo ideogramma o brevi massime come «Wa» (armonia), «vacuità» o una copia completa del Sutra del Cuore ai piccoli dipinti: un convolvolo, passeri tra le spighe, crisantemi, il Fuji su colline nebbiose, una cascata di montagna o bambole Hina su fondo oro. La maggior parte dei pezzi risale al periodo Shōwa (1926–1989) ed è dipinta o scritta a mano. Le poche stampe sono espressamente indicate come tali.

A cosa guardano i collezionisti

Una superficie leggermente brunita rivela l'età di un pezzo e fa parte del suo carattere. Firma e sigillo rosso si trovano di solito ai margini della composizione e ne attestano la paternità. Per la calligrafia conviene fare attenzione alla traduzione, perché solo il testo svela il senso degli ideogrammi. Come ogni opera su carta, uno shikishi non va esposto al sole diretto né sopra un termosifone e si pulisce solo a secco.

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